Buona condotta – N. 18

Gli Stati Generali

Gli “Stati Generali” sull’esecuzione penale, De Roma copiacioè su come la pena dovrebbe essere applicata dalla giustizia e scontata dal reo, voluti dal ministro Orlando, si sono conclusi.
Il risultato è un punto di sintesi riguardo al rispetto dei diritti delle persone detenute e ad un vero e sensato recupero del reo in funzione del suo reinserimento nella società, una volta scontata la pena.
Ne abbiamo ragionato nella prima pagina con Marcello Matté, dehoniano che lavora come volontario nel carcere Dozza di Bologna.
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Nella seconda pagina mostriamo un progetto che si sta sviluppando nella nostra Casa Circondariale dal fascinoso nome di “Ulisse”.
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Nella terza insistiamo ancora nel mostrare gli effetti negativi della mancanza di un magistrato di sorveglianza a tempo pieno che si occupi dei problemi giuridici dei detenuti che si avvicinano alla fine della pena e chiedono permessi e i benefici di legge a loro spettanti.
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La quarta pagina è dedicata come al solito alle “Voci da dentro”.
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Ulisse – Il giornale della casa circondariale S. Anna – N° 9

Il senso della pena

Lo abbiamo affrontato a vari livelli cogliendone la dimensione umana oltre che giuridica. “Apparentemente la cosa è semplice. La comunità, offesa dal delitto, si fa risarcire con fette di vita, prelevate da quel bisturi iDe Romanappuntabile che è il processo. È tutto ineccepibile, non si potrebbe accettare un perdono generalizzato, specie a proposito dei delitti più gravi. Il singolo può e deve sforzarsi di perdonare, la collettività deve praticare la giustizia”. (E. Fassone, Fine pena: ora, Palermo, Sellerio, 2015).
Questo primo livello non è stato contestato da nessuno nei nostri dialoghi che spesso si sono trasformati in discussioni appassionate. Ineccepibile, come dice Fassone che poi però continua dicendo: “Eppure si sente che qualcosa non funziona, non appaga…” Questo lo si percepisce quando, dopo la sentenza, il reo viene condotto “prigioniero” in carcere.
Il “senso della pena” adesso è un altro. C’è anzitutto il desiderio di vendetta della società che può, almeno in parte, dirsi appagato. Su questo aspetto vigilerà la stampa, occhiuta a scorgere qualsiasi attenuazione della pena inflitta, pronta a denunciare anche un sorriso o un attimo di gioia del detenuto che “deve vivere in afflizione!”.
Infine c’è lo sconcerto, il vuoto, l’intontimento del reo che sente il rumore dei cancelli che si chiudono alle sue spalle e si ritrova solo, nudo, dolorante. È a questo punto che inizia per lui un percorso in cui cercare un senso per la propria pena, per le sue giornate spesso inutilmente vuote, per i mesi o gli anni che trascorrerà lì chiuso. Lo cercherà con l’aiuto degli altri, gli operatori che a vario titolo lavorano nella struttura carceraria, i suoi compagni di detenzione, la famiglia e gli amici che ha lasciato fuori. Lo potrà trovare solo guardando dentro se stesso, se avrà la capacità e la forza di farlo.
È di questo che parlano prevalentemente gli scritti di questo numero.

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Resoconto delle attività svolte dai volontari del GRUPPO CARCERE-CITTÀ nella Casa Circondariale S. Anna e nella Casa di Reclusione di Castelfranco

Situazione complessiva

Nella casa circondariale è notevolmente diminuito il numero delle persone recluse. Dal nostro osservatorio si può senza dubbio considerare che se da una parte il calo dei detenuti presenti in istituto e l’apertura delle celle con l’utilizzo del corridoio per più ore nella giornata, hanno permesso una migliore vivibilità sia da parte delle persone recluse che del personale, è d’altra parte vero che altre emergenze hanno reso l’anno trascorso non facile per nessuno, compresi i volontari che hanno aumentato la loro presenza e i lori sforzi. Queste emergenze riguardano l’elevato numero di persone straniere, senza possibilità economiche e senza riferimenti esterni. Non hanno opportunità lavorative o di altro tipo offerte dall’istituto o dalla società esterna e a loro manca tutto, anche i prodotti per la pulizia personale e della cella, e sono lasciate nell’incertezza dei tempi lunghi e delle risposte che non arrivano, dovute anche ad una presenza altalenante del Magistrato di sorveglianza.

Il nuovo padiglione, la sezione nona

Nel nuovo padiglione si sono chiuse due sezioni, mentre si è ripristinata una sezione, prima chiusa per lavori, nell’edificio principale. Fa rabbrividire vedere il nuovo padiglione, da poco edificato, lasciato in gran parte in una condizione di abbandono (anche la cucina non è utilizzata), perché i servizi essenziali non funzionano. Continua a leggere