Quale umanesimo per il nostro tempo?

Carissimi tutti, amiche e amici
Rinnovo il ricordo di un invito importante!

Per certi versi si tratta di una continuazione ideale dell’iniziativa dello scorso anno, quando, in occasione del trentennale della nascita del Gruppo, facemmo una serata dal titolo: “Ricordati di sperare!
Quest’anno, ancora al S. Filippo Neri, e ancora con Romano Màdera, assieme a tanti altri amici ci ritroviamo per riflettere sul momento storico che stiamo vivendo e sul nostro tentativo di dargli un senso.
Vi preghiamo di leggere attentamente l’allegato per capire il contenuto dell’iniziativa e conoscere Màdera.

Vi aspettiamo e vi chiediamo di far conoscere l’iniziativa ai vostri amici.

Trent’anni di carcere

È uscito un numero speciale di “Buona condotta” in occasione della

festa dei 30 anni del Gruppo Carcere-Città

Nella prima pagina, oltre al programma, troverete una riflessione sul nostro rapporto con la città. Per leggere la prima pagina clicca qui.

Nella seconda pagina invece troverete un esame, sia pure solo per accenni, della situazione interna del carcere di S. Anna. Per leggere la seconda pagina clicca qui.

La terza pagina porta come titolo: “Salvare l’impossibile – Gli affetti negati” e parla dell’affettività in carcere, soprattutto del rapporto con i figli. Per leggere la terza pagina clicca qui

La quarta pagina è dedicata tutta alla Casa di lavoro e di reclusione di Castelfranco Emilia. Racconta anzitutto l’uscita di un gruppo di internati in occasione della visita del papa a Bologna con i problemi che ne sono derivati e poi l’attività dei volontari e degli insegnanti nella vita interna della casa di reclusione. Per leggere la quarta pagina clicca qui

È uscito il n° 16 dell’Ulisse

Ricordati di sperare!

Ma chi può dare quest’ordine? E se non è un ordine, ma una semplice esortazione, da dove nasce?
La speranza è difficile, non è una virtù come le altre che dipendono soltanto dall’impegno e dalla volontà dell’uomo.
Nasce, quando nasce, in relazione a qualcuno o a qualcosa. È una risposta. È attenta a cogliere un segnale che viene da fuori.
E se da fuori non arriva niente? No! “Ricordati di sperare” ti dice che in un modo o nell’altro un segnale arriva, anche se a volte disturbato o difficilmente leggibile. Si tratta di coglierlo, di dargli forma, di farlo vivere dentro di sé e allora si trasforma in progetto, in azione.
Porta il futuro dentro il presente e lo rende vivo, lo colora di sé.

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