Comunicato dopo la rivolta a S. Anna

COMUNICATO STAMPA
GRUPPO CARCERE-CITTÀ

Sottoscritto da:
Gruppo Carcere-Città
Emanuela Carta, CSI Modena Volontariato
Giulio Marini, Porta aperta al carcere
Francesco Pagano, Giorni Nuovi Società Cooperativa Sociale
Andrea Abate, UISP

I fatti accaduti nel carcere di Sant’ Anna domenica scorsa ci riempiono di dolore e di tristezza. Noi volontari abbiamo da sempre l’ambizione di portare in carcere un di più di umanità reso possibile dalla nostra libertà e dalla capacità di fare riferimento ai temi dei diritti che nemmeno entrando si perdono.

Già da alcune settimane l’emergenza sanitaria e le conseguenti restrizioni in merito al suo contenimento ci avevano fatto sparire dalla vita del carcere e dei detenuti e poi via via sono stati rallentati i rapporti con i familiari, sono stati sospesi i permessi, il lavoro esterno e, in definitiva, ogni genere di rapporto con il mondo.

In questo contesto il coranavirus ha messo a nudo la condizione carceraria, l’ha riportata indietro a prima della legge Gozzini. I fragili vivono in ogni contesto, ma in carcere più che altrove. Lì si assommano povertà, condizioni di solitudine totale, tossicodipendenza, anzianità, malattia mentale e, senza distinzione, un vincolo di totale dipendenza che impedisce l’assunzione di responsabilità.
E così, in una domenica pomeriggio ancora più vuota degli altri giorni è arrivata la rottura, l’andare incontro alla morte non per la libertà, ma per il solo rifiuto di questo vuoto e dell’angoscia che ne deriva.

Il carcere non educa alla responsabilità, già lo sapevamo, ma ci ha fatto molto male vedere tanti giovani alzarsi solo per distruggere, non per tentare di aprire una prospettiva, senza nemmeno una parola da dire, da urlare. E, alla fine, quello che è apparso a noi è stato l’assalto ai farmaci, al metadone, alla morte.

Con tanto dolore dentro non possiamo però tacere le responsabilità di chi consente che le carceri siano sovraffollate o di chi continua a non collocare negli istituti personale dell’area educativa, tra psicologi, criminologi, educatori e operatori della sanità. I dati sono allarmanti: con una capienza regolamentare di 369 posti, al 29 febbraio 2020 erano presenti a Modena 562 detenuti e, al 6 febbraio, quattro funzionari della professionalità giuridico-pedagogica e una sola esperta ex art. 80 O.P. per 38 ore mensili.
A questo si sommano le responsabilità di chi ostacola la fruizione di misure alternative al carcere per chi ne ha i requisiti. Ci sembra inoltre che il Ministro della Giustizia sia impegnato a riaffermare astratti principi di legalità senza niente mettere in campo per favorire quelle azioni rieducative che la nostra Costituzione esige.

Purtroppo, una società forte di pregiudizi e condizionamenti, difficilmente si sforza di riflettere sul ruolo della pena ma preferisce istintivamente carceri lontane e chiuse; lo chiede una parte abbondante della popolazione come del resto anche alcuni sindacati di polizia. Noi volontari abbiamo invece maturato nel corso degli anni la netta consapevolezza che solo l’aumento significativo del rapporto tra le persone detenute e il mondo esterno può aiutarle ad assumere responsabilità e a rialzarsi. E solo allargando l’attenzione il più possibile anche a chi non conosce la realtà carceraria è possibile andare verso un dialogo che non escluda nessuno.

Da ultimo bisogna dire che questa scelta di morte non ha riguardato tutta la popolazione carceraria: non sappiamo quante persone abbiano partecipato alla rivolta, ma è certamente una minoranza, anche se significativa. Nostro dovere è rivolgerci agli altri e ai sopravvissuti per rigettare le basi di un cammino di responsabilità, perché solo così è possibile la libertà.

È uscito il numero 23 di Ulisse

Chi cerca trova

Ma che cosa? Sono le persone detenute a rispondere.
Sono private della libertà a motivo dei propri errori e dei propri delitti e con la libertà hanno perduto affetti, speranze, gioia di vivere. Soprattutto nella loro condizione ci vuole coraggio a raccontarsi con onestà. Qualcuno ha saputo farlo con efficacia e il giornale che avete sotto gli occhi lo testimonia.
Come Shahrazad nel racconto cercano la strada per salvarsi, ma ci vuole qualcuno che ascolti. Vi invito quindi questa volta a prendere parte, a provare a rispondere.

Gli indirizzi a cui potete rivolgervi sono info@mocu.it o carcerecitta@buonacondotta.it

I ragazzi che partecipano alla redazione del giornale accoglieranno con attenzione i vostri suggerimenti e anche le vostre …sgridate!

Per sfogliare e leggere il giornale clicca qui

È uscito il n: 22 di Ulisse

Link

Il numero 22 del nostro giornale esce in un formato nuovo, stampato in tipografia anche se in un numero limitato di copie (100), ma ha l’ambizione di raggiungere un numero più alto di persone grazie alla collaborazione offerta da Modena Cultura, MoCu, che ha aperto sul suo sito una pagina dedicata al nostro giornale.

Vi invito quindi a leggere Ulisse proprio su mocu.it. Lo troverete all’interno di una intervista della giornalista Valentina Fabbri a Paola Cigarini e a Pier Giorgio Vincenzi dal titolo: Parole al vento.

Il tema centrale del giornale questa volta è: Diventare adulti in carcere.

Però, se volete, come al solito, lo trovate anche qui: per sfogliare il giornale clicca qui

È uscito il n. 21 di “Ulisse”

Vi troverete due blocchi di problemi:
Il primo è legato al tema che era stato proposto per questo numero, cioè quello dei sentimenti, dei legami tra le persone che vivono dentro, chiuse e persone che sono fuori.
Il secondo si è sviluppato indipendentemente da tema e riguarda in sostanza il giornale stesso, i suoi obiettivi, le sue potenzialità. A porlo sono stati soprattutto Roberto e Marco che hanno riflettuto e scritto molto, hanno coinvolto altri e alla fine abbiamo creduto opportuno dare risalto anche a questo tema.

Per sfogliare il giornale clicca qui

5 per mille

Carissimi tutti, amiche e amici

Vi vogliamo ricordare che anche quest’anno, nella dichiarazione dei redditi, potete devolvere alla nostra associazione, il Gruppo Carcere-Città, il vostro 5 per mille.
Siamo un gruppo piccolo e viviamo grazie alla collaborazione dei nostri amici che conoscono noi e il nostro lavoro. In qualche modo tutti voi ne fate parte, perché la nostra mail list si è formata negli incontri che abbiamo creato in città nel corso di questi ultimi anni.

Nel 2016, l’ultimo anno di cui abbiamo i dati, 75 amici hanno scelto noi. L’importo è stato di € 3935,37 e ci sarà accreditato probabilmente nel corso dell’estate. Per il nostro scarso bilancio si è trattato di una somma molto buona.

Qui sotto e nel nostro sito trovate il volantino che vi dice come fare a scegliere noi e indica anche qualche motivazione per farlo.
Se lo fate girare nei vostri ambienti ve ne siamo grati.

Se qualcuno desidera il formato cartaceo per diffonderlo più facilmente si può rivolgere a Pier il cui contatto è il seguente: 27pier@gmail.com

Per il Gruppo Carcere-Città
Paola e Pier