Il primo è stato nella notte tra domenica e lunedì (14-15ottobre) e a togliersi la vita è stato un giovane tunisino di soli 23 anni. Il secondo si è tolta la vita poco più di un giorno dopo. Anche questa volta si tratta di un ragazzo giovane, 25 anni, probabilmente originario del Marocco. Poi nel centro è scoppiata una protesta rabbiosa e disperata, caratterizzata dalla distruzione di suppellettili, ma anche da almeno un altro tentativo di suicidio.
La presidente del Gruppo, Paola Cigarini, ritiene che ci si debba rivolgere al Sindaco per chiedergli di intervenire perché il CPT sia più aperto alla società civile, consenta l’ingresso e la presenza di volontari (forse ora entrano in modo organizzato solo gli avvocati - volontari), dei servizi (sert ? simap? centro stranieri? patronati?). E’ vero che quella è una struttura ministeriale ma è sul territorio del comune di Modena e il nostro sindaco deve pretendere la possibilità di verificare se in quel luogo sono riconosciuti i diritti delle persone “ospitate”.
Lo Statuto del comune di Modena al titolo 1 - art. 3 (finalità) afferma che” il Comune promuove la piena affermazione dei diritti inviolabili della persona (non dei cittadini solamente), consolida ed estende i valori di giustizia, di libertà, di democrazia e di pace, promuovendo la solidarietà della comunità locale, in particolare verso le categorie più svantaggiate e le fasce di popolazione più bisognose e valorizza le diverse e molteplici culture che convivono nella città“.
Va da sé che a monte c’è il ruolo dei CPT e delle leggi che li consentono. Però è nostro compito muoverci perché le cose cambino.
Anni addietro anche per il carcere si diceva “non è nostra competenza” poi, almeno sulla carta, le cose sono cambiate e se vanno ancora male è anche responsabilità della città/collettività che lo ha sul proprio territorio.
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Scritto da PG. V. alle 19:08, in News, Nessun Commento