Archivio di Novembre 2008

13 Novembre 2008

Lettera al direttore del carcere S. Anna di Modena

Alcuni familiari di detenuti ospiti al S. Anna di Modena hanno scritto una lettera al direttore del carcere per denunciare una situazione di crescente difficoltà all’esercizio di un diritto molto importante per le persone detenute e per loro stessi, quello di mantenere e coltivare i rapporti personali e familiari.

La rendiamo pubblica per portare all’attenzione dei più sensibli questo problema solo apparentemente marginale nella vita delle persone detenute e dei loro familiari.

Egr. Dott. Madonna,

Ci permettiamo di scriverLe per sottoporre alla Sua attenzione la situazione che si è venuta a creare nell’area ricevimento visitatori da qualche tempo a questa parte (circa 4-5 settimane). Le scriviamo anche a nome di tanti famigliari di detenuti che, come noi, sostano per ore nella suddetta area prima di poter vedere i propri congiunti.

Martedì 4 novembre è stata poi una mattinata infernale.
Le rubiamo qualche minuto per raccontare quanto accaduto prendendo ad esempio l’arrivo di una persona alle ore 9,20 circa, quando l’area del ricevimento era già affollata. Era il 1° giorno di colloqui del mese e ce lo aspettavamo, ma non avremmo mai immaginato di uscire, nel nostro esempio, alle 13.50 dopo un’ora scarsa di colloquio.

Pioveva, non era quindi impossibile sostare nell’area che le nuove disposizioni (nb. le comunicazioni in tal senso sono scritte in un italiano quasi incomprensibile per noi autoctoni … figuriamoci per le persone straniere!!!!!!!!!!!!!) indicano un luogo per l’attesa e che consiste in “una piccola gabbia” senza copertura annessa alla struttura di accesso.
Risultato: tutti dentro con bambini piccoli e grandi, pacchi, ombrelli, borse e borsine. Prima che una signora si sentisse male si erano contate 65 persone in uno spazio di mq. 25 scarsi!!.
Gli assistenti di là dal vetro facevano il possibile per sveltire le procedure di controllo e rilascio dei pass di ingresso, ma l’accettazione dei pacchi per i detenuti era molto rallentata; infatti, lo stesso personale che controlla “la merce”, deve anche accompagnare i gruppi di visitatori dentro, lasciando per 10/15 minuti scoperta la postazione per il ritiro e controllo pacchi.

Le persone in visita continuavano ad arrivare, non c’era spazio per muoversi, poche sedie per le persone anziane, i bagni inagibili ( 1 chiuso, da mesi, l’altro aperto ma senza luce da più di 30 giorni!!!!).
Dall’ora dell’arrivo alle 9,20 un solo gruppo di visitatori era entrato alle 12 circa. Drammatico quando è arrivato questo gruppo di ritorno, non riusciva ad entrare e tanto meno ad arrivare agli armadietti per il ritiro di borse e quant’altro, tante erano le persone stipare in quel piccolo spazio (chi aspettava, chi era pronto per entrare e aspettava, chi usciva…) La gente urlava, i bimbi piangevano e alcune persone si sono sentite male nella calca creatasi.

Con le nuove disposizioni i tempi di attesa sono divenuti ancora più lunghi anche nei passaggi successivi di controllo all’interno del carcere, prima di arrivare alle sale colloqui:
1- il gruppo viene accompagnato dal/dagli assistenti attraverso il cortile!
1- il gruppo (15/20 persone) deve attendere per passare il metal detector e lasciare pass e documenti, poi giù per le scale;
2- attesa davanti alla grata del corridoio sotterraneo (se non è allagato !!!) che l’assistente finisca di controllare il resto del gruppo e apra il cancello;
3- si è accompagnati su dalle scale dove si attende di accedere alle sale colloquio con tempi di attesa vari.

4- accesso in sale colloqui con barriere di divisione che prima non c’erano!!!

È quindi evidente che le nuove procedure introdotte hanno tolto personale (a quanto sento già scarso), e quindi efficienza, nell’ area di ricevimento dove i controlli sono certamente importanti ma che in questo modo sicuramente non sono migliorati. Gli assistenti vanno avanti ed indietro con i visitatori, riprendono i controllo pacchi, abbandonano e tornano ad accompagnare un altro gruppo (spesso inferocito) rendendo palese che le novità non hanno portato beneficio a nessuno. Ci dicono poi che i “Vostri ospiti”, visti i tempi di attesa, sono anch’essi sballottati più volte dalle loro “stanze” alle sale colloqui.

Sappiamo di familiari che hanno ridotto il numero di colloqui per non sottoporre bambini o anziani a queste situazioni di fatica per loro insostenibili. (era forse questo l’obiettivo del cambiamento dell’organizzazione? )

Molti famigliari presenti erano veramente indignati e a più voci ho sentito minacciare di rivolgersi alla stampa per denunciare quanto sopra descritto. Persone che arrivano da lontano, con bambini che altre volte riuscivano a fare 2 o 3 ore di colloquio e che ora, invece, devono accontentarsi di un’ora se non meno (dipende da quando riescono ad entrare… l’ora di ingresso è elastica mentre l’orario di uscita è rigida).

Crediamo che un poco di buon senso e un minimo di organizzazione possano migliorare questa situazione a dir poco scandalosa e poca rispettosa della dignità di tutti.
Vogliamo credere che probabilmente le intenzioni fossero buone, ma i risultati si sono rivelati certamente peggiorativi rispetto al passato.

Distinti saluti.

Modena, 07/11/2008 Alcuni famigliari di detenuti ospiti al S.Anna

10 Novembre 2008

La filosofia e la poesia ci aiutano in carcere

LA FILOSOFIA E LAPOESIA

CI AIUTANO IN CARCERE

 

Il “Festival Filosofia” di Modena, dedicato

quest’anno al tema della fantasia, ha avuto

un’antepnma all’interno della Casa circondariale

“Sant’Anna” dove le persone ristrette nella

sezione Alta Sicurézza hanno avuto la possibilità

di dialogare con un poeta Davide Rondoni,

proprio sull’argomento proposto dal Festival:

che cos’è questa capacità tipicamente umana di

“fantasticare”? È essa evasione o esercizio di

autentica libertà? Partendo dalle sue poesie  e da

quelle lette dalle persone detenute, Davide ha

spiegato che la fantasia, di cui si nutre tutta l’arte,

si situa al crocevia tra la realtà e la libertà: occorre

che accada un fatto, ma è necessario che io mi

lasci colpire dall’evento che accade, altrimenti

non c’è ispirazione, non si da urgenza di creare;

occorre, cioè, essere “obbedienti” alla realtà, vale

a dire imparare a mettersi in ascolto di se stessi e

degli altri (tale il significato etimologico del verbo

“obbedire”), l’esatto contrario di evadere

(sappiamo molto bene che Second Life è una

diabolica e menzognera tentazione). Non tutti,

però, nonostante una tenace fedeltà al reale,

riescono a tradurre un pensiero in poesia, a

trasformare la fantasia in opera d’arte: poetare,

infatti, così come dipingere o comporre musica,

non è istinto né mera emozione e neppure

sentimento… È frutto di un duro e prolungato

lavoro, “è l’occupazione di chi non ha paura”.

Tutto questo desideriamo condividere con la

nostra città e con tutti gli amici che non hanno

perso la capacita di stupirsi.

 

Gruppo Carcere-Città di Modena