Numero 17 del 11 novembre 2015

Buona condotta- N. 17

La legalità in carcere

La persona detenuta, spogliata di ogni Hopealtra cosa, si trova nella nuda condizione di essere umano. Non gode di altra protezione se non di quella che le offre la legge e a questa, anche in ragione del fatto che la sua stessa restrizione è regolata dalla legge, si aggrappa con ansia, quasi con furore,angosciata se ne perde anche solo qualche frammento.
Ma purtroppo la condizione carceraria a volte brucia non solo piccoli frammenti di legalità e dignità, ma interi capitoli, lasciando nella disperazione i più deboli che rischiano di soccombere.
Questo numero del giornalino presenta tre casi in cui la dignità umana del carcerato è stata messa duramente in pericolo.
Leggi la prima pagina

La pagina due è dedicata a due casi che in quest’ultimo periodo ci hanno profondamente angosciato.
Il primo riguarda Henrique Pizzolato, ex direttore marketing del Banco del Brasile, che chiedeva di scontare la sua pena in Italia dove si era rifugiato nella speranza di ritrovare, nella terra dei suoi genitori, quella serenità che da anni le vicende giudiziarie, nelle quali suo malgrado era stato coinvolto, gli avevano tolto. La sua difesa  contro l’estradizione si è basata, oltre che sulla mancanza di un procedimento giudiziario equo, sulle terribili condizioni carcerarie del Brasile che lo espongono a rischi di violenza e vessazioni molto alti. Tutto si è rivelato inutile.
Il secondo se possibile è anche più drammatico e riguarda un uomo povero, il cui nome non interessa a nessuno, con problemi di salute mentale, che chiedeva disperatamente le cure umane e mediche in un contesto che gli avrebbe consentito di vivere, ma il magistrato che doveva prendere in esame il suo caso non c’era. Sentendosi abbandonato, ha tentato il suicidio. Da allora è in coma irreversibile all’ospedale.
Leggi la seconda pagina

La terza pagina dà spazio a un progetto di lavoro elaborato autonomamente dai detenuti della sezione “Ulisse” del carcere di S. Anna.
Il tentativo è forse ingenuo, ma molto interessante, perché vede i detenuti prendere l’iniziativa per affrontare il tema del lavoro in carcere, che manca, che ci dovrebbe essere. L’ordinamento penitenziario dice infatti che “salvo casi di impossibilità”, in carcere “è assicurato il lavoro” che deve agire come strumento di sviluppo della personalità, per procurarsi mezzi di sostentamento come ogni lavoro, e soprattutto aprire spazi di speranza verso un futuro reinserimento.
Leggi la terza pagina

La quarta pagina è dedicata come al solito alle “Voci da dentro”.
Leggi la quarta pagina

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