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23 Giugno 2011

Fogne della coscienza, buchi dello spirito - Un intervento della Conferenza Nazionale Volontariato Giustizia su CIE e carcere

Fogne della coscienza, buchi dello spirito

Solite storie di caccia al migrante, nel più puro Italian Style di segregazione. Portare a 18 mesi la permanenza nei Cie, giustamente definiti da Erri De Lucafogne della coscienza, buchi dello spirito” significa condannare persone ad una prolungata galera in strutture disumane e senza garanzie giuridiche.

Le nuove colonne infami

Ancora una volta punire i poveri e le vittime! Vuol dire soddisfare, secondo l’immaginario di una certa parte politica, una opinione pubblica spaventata e vendicativa disposta ad attribuire il consenso, solo in cambio di rassicurazione repressiva, vuol dire rendere più duro l’apparato sanzionatorio per incapacità di gestire adeguatamente le emergenze sociali. Significa aggiungere altri capitoli al nuovo manifesto sul razzismo, promulgare propaganda pericolosa, antagonista di quella consapevolezza civile, che cerca invece di mobilitarsi intorno ai valori di accoglienza, tolleranza, asilo.
Tra questo ulteriore vulnus all’umanità, tra le tragedie che quotidianamente si consumano nelle nostre carceri, che calpestano ogni forma di buonsenso e di pietà umana, ci sono già tutti gli elementi per poter scrivere la nostra storia di nuove colonne infami.
I poveri migrano di struttura in struttura. Queste storie ci dicono come si possa perdere l’anima, pensando di agire nell’interesse della collettività, sentendosi garanti dell’ordine e della sicurezza. Quell’anima che viene tolta, in un attimo, a colui che varca la porta di sbarre o di filo spinato. O alla collettività, quando si legifera nella direzione dell’annullamento delle garanzie e dei diritti… trovato morto un altro detenuto.

Il sovraffollamento in carcere non è una legge di natura, si crea.

A quanti morti siamo in carcere? Sono pochi, sono molti? Possono bastare? Ogni morto in carcere, ogni migrante nel Cie è una sconfitta collettiva. Pur tuttavia ciò accade.
Alla base, c’è una contraddizione politica profonda. Affermare di voler “combattere il sovraffollamento” costruendo nuove carceri è come sostenere di voler “costruire la pace” attraverso la corsa agli armamenti. Ovunque, il sovraffollamento è prodotto dalle scelte di una stessa classe politica che costruisce nuove carceri in nome della lotta al sovraffollamento. Il filo che lega i due fenomeni non è la “lotta alla criminalità”, come affermano i vari ministri, visto che non esiste alcuna relazione tra i tassi di criminalità e quelli di carcerazione: è invece l’opzione a favore di politiche punitive in campo sociale e, conseguentemente, di politiche di sicurezza in campo penale. Per questa ragione si costruiscono nuove carceri anche se la metà dei reclusi è in attesa di giudizio, mentre si limita l’accesso alle misure alternative e si continua a imprigionare in massa migranti, tossicodipendenti, senza dimora.
L’aumento dei posti letto ha sempre rappresentato una spinta alla crescita dell’incarcerazione: ha rafforzato l’identificazione della pena con le sbarre del carcere e, immobilizzando centinaia di milioni di euro negli edifici penitenziari, ha impedito il finanziamento di percorsi alternativi alla detenzione.

Ribaltare l’attuale concetto di sicurezza

Ribaltare l’attuale concetto di sicurezza non è dunque un semplice slogan, è, al contrario, un concreto obiettivo, che si può raggiungere mettendo in moto un lungo processo di contrasto all’istituzionalizzazione, sia nelle città, che nei quartieri, che nei vari apparati e istituzioni.

Elisabetta Laganà, presidente Cnvg

18 Giugno 2011

Buona condotta - N. 8

La cella del detenuto - Disegno di A. B.

La cella del detenuto - Disegno di A. B.

Il tema centrale del nuovo numero del nostro giornale è il lavoro in carcere.
Dovrebbe essere strumento di riscatto personale e sociale per il detenuto, ma solo un detenuto si cinque lavora e per una “mercede” misera. Per i più il tempo della detenzione è trascorso in un ozio involontario e forzato. Letteralmente “tempo perso”.

Nella prima pagina

C’è una intervista alla Dottoressa Rosa Alba Casella, da pochi mesi direttrice della Casa Circondariale di Modena, che racconta le difficoltà maggiori che incontra nello svolgimento del suo lavoro. Sono legate soprattutto alla mancanza di personale e di fondi che limitano fortemente le attività trattamentali.

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Nella seconda pagina

Ci sono i dati del lavoro dentro al carcere di S. Anna.
La parola raccontata, come al solito da “dentro” e da “fuori”, è lavoro.

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Nella terza pagina

Vengono poste una accanto all’altra le buone intenzioni delle leggi e delle istituzioni e la realtà, circa il tema del lavoro in carcere. Si rimane sconcertati nel constatare la distanza (veramente incolmabile?) tra le due.

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Nella quarta pagina

Come al solito si dà voce ai detenuti, alle loro richieste, ai sentimenti espressi con poesie e disegni. Emerge questa volta con particolare drammaticità il problema della vita affettiva e quello dell’esercizio della libertà religiosa.

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20 Marzo 2011

5‰

21 Gennaio 2011

Le attività del gruppo Carcere - Città nell’anno 2010

L’anno che è appena trascorso, come peraltro quello precedente, è stato caratterizzato per il carcere dal problema del sovraffollamento.

Le carceri sono diventate così “una sorta di discarica sociale dove vengono relegate quelle problematiche che non trovano spazio nella società”. Questa è la conclusione a cui è giunto Vito Zincani, procuratore capo della Repubblica di Modena, dopo una visita al S. Anna. (Gazzetta di Modena, 20/08/2010).

Noi volontari entriamo in un carcere che ha sempre più queste caratteristiche. Gli spazi per la nostra azione ovviamente si riducono e sono dettati sempre più dall’emergenza quotidiana e dai bisogni elementari dei detenuti che trovano una risposta inadeguata da parte delle istituzioni.

Per il resto teniamo aperti con tenacia quei pochi spazi che ancora non ci sono vietati anzi proponiamo di aprirne di nuovi.

- una serata mensile (19/21!!) di festa alla sezione femminile con giochi, canti, piccoli regali soprattutto necessari alla loro igiene e generi alimentari per la cucina comune (un rifornimento di olio, farina, lievito, spezie e pomodoro viene fatto anche altre volte nel corso dell’anno);

- un incontro settimanale con gli ospiti del reparto “I care” (infermeria);

- colloqui individuali di sostegno e aiuto con detenuti/e;

- accompagnamento in permessi giornalieri di persone detenute e accompagnamento ai colloqui di familiari (in particolare bambini) che arrivano con il treno da città lontane;

- auguri di Pasqua e Natale alle sezioni 2°protetti, femminile, I Care, Semiliberi. Piccole iniziative che ci hanno consentito di comunicare con loro direttamente e umanamente. Non si possono fare in tutte le sezioni, soprattutto le più numerose (oltre 70 persone in gran parte stranieri). A loro è arrivato solo il panettone distribuito il giorno di Natale dal carrello del pranzo (350 panettoni consegnati dai volontari la Vigilia);

- alla fine del Ramadan i volontari hanno distribuito datteri e dolci a tutti i detenuti;

- al colloquio familiari della Vigilia di Natale si sono loro offerte bevande calde, dolci e panettone, mentre un Babbo Natale “umano” ha intrattenuto i bambini durante l’attesa;

- quest’anno si è aperto uno spazio nuovo per l’azione dei volontari nella scuola; sono diminuiti infatti, anche in carcere, i corsi scolastici, compresi quelli di prima alfabetizzazione (parrà strano ma di analfabeti anche nel nostro paese ce ne sono ancora tanti e alcuni di loro finiscono in carcere!). Così due volontari entrano al maschile e due al femminile per dare il loro appoggio e il loro sostegno a chi prova a fare qualche passo avanti.

Continuano con i detenuti comuni gli incontri di arte/teatro e alla sezione femminile si creano borse che le detenute hanno potuto regalare a Natale e si sta preparando il campionario per capi di abbigliamento per danza. (WWW.dmtgroup.org) (progetto finanziato dalla Fondazione Cassa di Risparmio) (La palestra è inagibile per molti mesi l’anno e la danza sta subendo un temporaneo stop).

È iniziata una collaborazione con l’AUSL – laboratorio cittadino competente –comunicazione marketing, e il C.U.S.C.O.S – centro servizi universitario per la cooperazione e lo sviluppo – e si è realizzata una prima fase sperimentare di un progetto “La tua salute e la mia salute” che mira a far circolare pratiche quotidiane di igiene, fare cadere pregiudizi, e fare prevenzione. Su questo tema è stato realizzato un calendario distribuito in ogni cella.

Ha preso sostanza, pur con molte difficoltà, l’intervento di volontarie alla Casa di Reclusione di CASTELFRANCO EMILIA sia per lo studio che per attività ricreative (film, concerto, festa di Natale..)

Alla casa di lavoro di SALICETA SAN GIULIANO una volontaria si affianca all’insegnante.

Anche nel 2010 sono usciti due numeri del Giornale Buona Condotta (Finanziati con lo stesso progetto della Fondazione Cassa di Risparmio)

Il Gruppo collabora con l’Istituzione Penitenziaria nel progetto di agricoltura biologica ed è inserito tra le aziende della Filiera Corta Km. 0 e con queste partecipa alle iniziative organizzate dal Comune di Modena oltre alla vendita mensile davanti alla Casa Circondariale della verdura coltivata all’interno.

Particolare impegno è stato prodotto dai volontari per l’iniziativa regionale La cella in piazza a Bologna nell’ottobre scorso. Iniziativa che si vorrebbe proporre anche a Modena nel 2011.

Il Gruppo fa parte della Conferenza Regionale Volontariato Giustizia con la quale ha partecipato al progetto biennale “Non solo carcere la pena utile

Si sono intensificati, a livello locale, i contatti con le Istituzioni per la denuncia della situazione in cui vivono le persone recluse senza dimenticare le difficoltà dei familiari. A questo proposito è stata chiesto al Sindaco e all’ATCM il prolungamento della linea 13 fino all’ingresso del carcere.

Rendiconto economico per le attività rivolte alle persone detenute:

Contributi economici a detenuti/e 7.498,12

(10 € a settimana alle detenute che non hanno fondi, 10 € a chi ci viene segnalato in difficoltà per poter telefonare ai familiari o all’avvocato, distribuzione di buste e francobolli per l’Italia e per l’estero, distribuzione di sigarette, acquisto di farmaci dietro segnalazione dell’infermeria, acquisto di occhiali per chi non ha fondi, sostituzione pila dell’orologio, sostegno economico a detenuti che si trovano in difficoltà all’uscita dal carcere, ecc..)

Attività alle sezioni maschili € 1.076,52

Attività alla sezione femminile € 1.171,00

Spese telefoniche effettuate per conto di detenuti/e € 702,40

Progetto Peter – Pan 178,70

(acquisto di piccoli regali per figli di detenuti nullatenenti che vengono ai colloqui) (si riprenderanno le feste per i familiari/figli nel 2011)

Modena, 20 gennaio 2011

p. Gruppo Carcere – Città

Paola Cigarini

24 Dicembre 2010

Auguri!

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