Il CIE di Modena è stato chiuso definitivamente. Una riflessione e una proposta.

Nei giorni di fine anno siamo rimasti positivamente sorpresi da due notizie che riguardano Modena.
La prima è la chiusura definitiva del Centro di identificazione e espulsione (CIE). Noi speriamo si tratti di un passo importante verso una diversa soluzione, più rispettosa dei diritti umani, dei problemi dei migranti e di quelli legati alla sicurezza dei cittadini, a partire dall’abolizione del reato di clandestinità.
La seconda è un appello alla città, agli imprenditori della città, da parte della garante regionale dei diritti dei detenuti, Desi Bruno, a formare una cordata per offrire lavoro alle persone ristrette nel carcere di Modena.
Nell’appello agli imprenditori di scommettere su un progetto di lavoro in carcere Desi Bruno dice: “Ci sono gli spazi, gli sgravi fiscali, una manodopera meno costosa e con voglia di fare…” Noi volontari però sappiamo che “gli spazi” non ci sono. Non sono nemmeno stati pensati nel progetto per il nuovo padiglione.  Ma ora si apre un’opportunità nuova: la struttura ex CIE è molto vicina al carcere. Non è difficile creare un collegamento tra i due edifici, niente si frappone tra loro e “sarebbe ragionevole, dice Desi Bruno, che la struttura fosse utilizzata per favorire l’accesso a misure alternative mediante la creazione di alloggi o impiegata per attività lavorative”. Noi appoggiamo con convinzione questa proposta ed esprimiamo la nostra piena solidarietà alla garante per la tempestività e la chiarezza del suo intervento.
Con l’attuazione di un progetto articolato di questo tipo, Modena, oltre a recuperare una struttura che altrimenti rischia di andare in rovina, si porrebbe all’avanguardia nella soluzione dei problemi carcerari ormai sentiti dalla parte più avvertita e consapevole della società. Si introdurrebbe nei fatti quella rivoluzione copernicana che da tanto si attende: la pena non più funzionale solo alla punizione del reo, ma soprattutto alla sua presa di coscienza per il pieno reinserimento nella società.
Da ultimo un’osservazione che non riteniamo irrilevante: le misure alternative, così come l’affidamento ai servizi, richiedono un luogo dove scontarle; ne possono usufruire quelli che hanno una famiglia alle spalle o mezzi economici sufficienti e questo discrimina in modo pesante i più poveri. “E poiché sempre più poveri, inevitabilmente sempre più pericolosi”. Si concludeva infatti così, provocatoriamente, un convegno tenuto nella Casa di lavoro di Castelfranco venerdì 25 ottobre sulla condizione delle persone lì internate.
Introdurre misure di uguaglianza anche nel trattamento delle persone detenute potrebbe rivelarsi molto utile anche per la sicurezza collettiva.

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Un pensiero su “Il CIE di Modena è stato chiuso definitivamente. Una riflessione e una proposta.

  1. cari, che bello vedere queste riflessioni che mi trovano completamente d’accordo e questo sito di cui non ero a conoscenza.
    continuerò a seguirvi dall’america latina!
    un abbraccio e un FORZA a tutti i volontari!!

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