Gruppo Carcere – Città

Il gruppo Carcere – Città è nato a seguito di un convegno a Modena (dicembre 1986) sul tema “conflitti/devianze, carcere/città: è possibile una risposta oltre il carcere?”, su iniziativa del Comitato cittadino di lotta alle tossicodipendenze, del circolo giovanile “Proposte culturali” (non più esistente), della Circoscrizione Centro Storico, della Circoscrizione S. Faustino- Saliceta San Giuliano.
Per la prima volta volontari e operatori di Modena, di Bologna, di Parma, di Ferrara, istituzione penitenziaria ed istituzioni locali si trovano insieme a discutere in un confronto durato più giorni sul carcere, sulla sua origine, su i suoi problemi, sulla sua utilità, sulla sua corrispondenza al dettato costituzionale, sul diritto delle vittime, sul ruolo e su i compiti delle istituzioni locali, sul ruolo del volontariato…

Il comitato promotore si trasformò in gruppo che volle definirsi “Carcere – Città” perché il CARCERE, fino allora pezzo di una città di cui aver paura e da ignorare, aprendosi all’esterno, uscisse da quell’isolamento in cui per tanti anni era stato tenuto; e la CITTÀ, entrando all’interno, lo riconoscesse come parte di sé, come parte che le apparteneva.

Il carcere nella città, la città nel carcere.

Il Gruppo, fin dalla costituzione, si è dato come finalità di agire su tre piani:

  • all’interno del carcere e delle case di lavoro, con attività e percorsi concordati con i detenuti e le detenute, con gli internati, attività che siano momenti di fare concreto e nello stesso tempo occasione di riflessione sia per loro che per il gruppo stesso: musica, poesia, sport, lavoro, pittura, arte-terapia…
    Ascolto, relazione di aiuto, sostegno alle persone detenute/internate e alle loro famiglie.
  • nel rapporto con le Istituzioni locali (Comune, Provincia, Circoscrizioni, Regione)
    Il Convegno del 1986 aveva messo in evidenza che un intervento sul carcere efficace doveva essere programmato, integrato, continuo, altrimenti problemi complessi come il reinserimento e il lavoro non avrebbero mai potuto trovare neppure un’ipotesi di risposta. Per questo il Gruppo puntò sulla creazione del coordinamento di tutte le istituzioni con la partecipazione del volontariato, per sottrarre il carcere dalla provvisorietà degli interventi. Oggi è nato un Comitato previsto per legge. L’augurio è che il suo funzionamento sia garantito, perché i problemi individuati allora sono ancora troppo presenti. Con le Circoscrizioni il rapporto, fin da allora, è di collaborazione, di ascolto e anche di confronto: è con il contributo finanziario di alcune Circoscrizioni che il Gruppo ha potuto e può organizzare parte delle sue attività sia all’interno del carcere che sul territorio, sulla base di relazioni annuali, occasione per una riflessione comune sul carcere e sulla giustizia.
  • nel rapporto con il territorio e la società civile. Reinserimento, diritti, sono parole chiave soprattutto oggi, che i bisogni di sicurezza e di ordine sociale sfociano nella richiesta di più carcere, individuandosi nella repressione la risposta privilegiata al “ disagio”, alle paure, alle insicurezze. Le domande che allora il Gruppo si pose (come fare coesistere la doppia esigenza, di natura antagonistica, che nasce da bisogni e diritti opposti, di chi commette reati e delle vittime dei reati? Ha interesse la società civile che escano dal carcere individui che non commettano più reati?), hanno bisogno di risposte che vedano il coinvolgimento del territorio nelle sue articolazioni e aggregazioni, per elaborare percorsi con alto contenuto di SICUREZZA, assolutamente non garantita dal carcere così com’è.

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