Lo Yoga in carcere

Che cosa è lo Yoga? È un tipo di sport? È una religione? Ci sono tante domande che mi vengono fatte ogni giorno.
All’inizio devo dire che Yoga non è sport, neanche religione. È un modo di vita, un tipo di filosofia. La parola Yoga significa unificazione, equilibrio del corpo e della mente. Lo scopo dello Yoga è “Samathi”, che si traduce con “consapevolezza più alta”. In questo stato della mente non esiste più differenza tra noi e il mondo intorno a noi, non esiste più ego. La nostra consapevolezza è integrata nella coscienza universale. Questa è la liberazione più alta che possiamo ottenere, l’unica vera libertà.
Chi può fare lo Yoga? La risposta è facile: tutti. Uomini e donne, bambini e anziani, sani e malati.
Ci sono tanti tipi di Yoga, ma il più conosciuto in occidente si chiama “Hatha Yoga”. “Asani” o posizioni è la parte più famosa. Le altre parti consistono in esercizi di respirazione, concentrazione e meditazione. Molto importanti sono anche i principi morali, come “Ahinsa”, nonviolenza con quelli con cui viviamo.
Lo Yoga fa la nostra vita più felice e rende il nostro corpo e la nostra mente in buona salute. È un “antidepressivo naturale”. È ideale per il carcere, perché per esercitarla non serve quasi nessun utensile e si può fare anche in poco spazio. Le “vibrazioni” dello Yoga sono molto tranquille e di solito non disturbano gli altri.
Chi fa Yoga è di solito vegetariano. Questo è visto in carcere come una cosa molto strana. La dieta vegetariana non esiste nella nostra cucina. Spesso il “portavitto” arriva con carne di maiale e formaggio nel suo carrello: carne per i cristiani e formaggio per i mussulmani. “Dammi un pezzo di formaggio” chiedo sempre. “Non posso”, risponde lui; “il formaggio è solo per i mussulmani, tu devi mangiar carne o niente”.
In un anno di carcere non sono riuscito a risolvere questo problema. Anche un mio compagno di cella è vegetariano. È dentro da tre anni e non è riuscito a risolverlo. “Dieta vegetariana non esiste in carcere” mi dice spesso. Suo padre gli porta buste di insalata e formaggio ogni settimana. Ma purtroppo non tutti sono così fortunati; chi non ha nessuno fuori deve mangiare quello che porta il carrello.
La direzione del carcere non ci aiuta per niente. I tappetini per lo Yoga sono vietati e in un anno che sono qua non ho trovato il modo per averne uno. Ho provato a far entrare diversi tipi di tappetini, ho chiesto il permesso di comperarne altri attraverso la volontaria. La risposta della direzione è stata sempre no! Anche i tappetini da preghiera per i mussulmani sono vietati! Nessuno ha mai spiegato perché. Piccole statue di dèi, bastoncini di incenso. Tutto vietato. Forse hanno paura della spiritualità nei detenuti?
In ogni modo vedo che in Italia non capiscono bene cosa significano Diritti umani o Libertà di religione. In questo settore hanno una lunga strada da fare.

Speriamo che facciano almeno dei piccoli passi.

Alexander Wolek

 

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *