Quei natali in carcere… di Adriano Sofri

Anche questa è una voce da dentro. Nessuno che non abbia vissuto in carcere può scrivere così.

“Natale in carcere. Il pallone, la messa e i milioni di passi dei Natali in carcere. La festa dietro le sbarre tra soprusi e speranze.  […]

Tengono gli occhi bassi, per lo più, sembrano assorti in qualcosa di essenziale. Forse, semplicemente, contano i passi. Non è appropriato, per la verità, dire “semplicemente”, per un’operazione impegnativa come contare i passi. È come pregare coi piedi. Fuori la gente dice, alla leggera: “Conto i minuti”, “Conto le ore”, “Conto i giorni” – “Conto gli anni no”, non lo dice – e vuol dire che non vede l’ora che qualcosa succeda. Qui contano davvero gli anni, e anche le notti e le ore e i minuti, ma soprattutto, per vendicarsi del tempo che ti passa addosso a fondo perduto, contano i passi. Migliaia, centinaia di migliaia, milioni di passi. […]

Dietrich Bonhoeffer era un pastore luterano, fu impiccato dai nazisti. In un Natale, dalla prigione, aveva scritto una lettera ai suoi: “Che Cristo sia nato in una stalla perché non trovava posto negli alberghi, è una cosa che un carcerato può capire meglio di altri”.

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